Anche in assenza di patologie, l’invecchiamento si associa “fisiologicamente”ad un generale declino delle funzioni cognitive; gli anziani spesso presentano deficit della memoria, del linguaggio, delle funzioni esecutive. E’ però altrettanto evidente che non tutti invecchiano allo stesso modo, e che alcuni soggetti mantengono un buon profilo cognitivo anche in età avanzata (successful aging).

Molteplici sono i fattori chiamati in causa per spiegare la notevole variabilità degli esiti psico-cognitivi che accompagnano la senescenza; alcuni autori suggeriscono che le basi genetiche siano determinanti, ma l’idea oggi più accreditata è che la qualità della vita dipenda soprattutto dalle interazioni fra patrimonio genetico e ambiente.

Fra i fattori ambientali che incidono negativamente sui processi di invecchiamento cerebrale, lo stress è senz’altro uno dei più studiati; al contrario, secondo i principi della metodologia Pneisystem, la nuova frontiera nel campo del benessere e dell’anti-aging, uno stile alimentare corretto, l’esercizio fisico regolare, l’impegno in attività cognitivamente stimolanti, tempo libero per le proprie passioni, relazioni sociali soddisfacenti, sono fattori che promuovono una qualità di vita straordinaria.

Tutte le terapie contro l’invecchiamento puntano a ridurre lo stress ossidativo. Il termine stress ossidativo identifica la modificazione del normale  equilibrio intracellulare tra sostanze ossidanti prodotte fisiologicamente durante i processi metabolici e il sistema di difesa antiossidante che svolge la funzione di neutralizzarle.

L’esposizione ad eventi stressanti, fisici e psico-sociali, induce nell’organismo una riposta allostatica, che si realizza tramite l’azione integrata di ormoni (cortisolo, adrenalina) e altri mediatori (neurotrasmettitori e fattori immunitari, quali le citochine infiammatorie) volta a mettere l’organismo nelle condizioni psico-fisiche migliori per affrontare le sfide, attuali o potenziali, che l’ambiente continuamente gli pone. Lo stress, pertanto, è una risposta adattativa, vitale per l’organismo.

Tuttavia, se la risposta allostatica viene mantenuta più a lungo del necessario, o viene attivata cronicamente – iperattività dei sistemi dello stress – possono comparire effetti dannosi per l’organismo quali immunodepressione, degenerazione neuronale, disfunzioni metaboliche e cardiovascolari. In quest’ottica, il carico allostatico può essere considerato il fondamento fisiopatologico che spiega come lo stress cronico possa rappresentare un importante fattore di rischio alla base del deterioramento cerebrale che si verifica durante l’invecchiamento.

Il cervello è visto come il mediatore primario delle risposte allostatiche, e in particolare il sistema limbico presiede al controllo delle informazioni emozionali e coordina gli stati mentali e comportamentali con le funzioni neuro-endocrine, vegetative e immunitarie al fine di rispondere efficacemente alle sfide ambientali e psico-sociali.

Tramite il sistema limbico, in sostanza, il cervello codifica, filtra e immagazzina le informazioni ambientali in accordo con la storia personale e le esperienze di vita che costituiscono l’unicità del singolo, e decide cosa è stressante e cosa non lo è.

Il linguaggio del sistema immunitario è composto da lettere che si chiamano citochine. Recentemente si è iniziato a parlare di immunologia del comportamento: significa che le citochine, prodotte dal sistema immunitario per mettere in atto le sue strategie difensive influenzano la psiche e  il comportamento. Un esempio è costituito dalla sindrome influenzale.

Numerose evidenze ottenute utilizzando modelli di valutazione integrata di carico allostatico hanno confermato che lo stress cronico si associa ad un aggravamento dei deficit cognitivi in tarda età.  Studi prospettici, come quello del McArthur Successful Aging Study negli Stati Uniti       e quello del Social Environment and Biomarkers of Aging Study a Taiwan, hanno dimostrato che l’indice integrato di carico allostatico è positivamente correlato al declino delle performance cognitive e mnestiche dell’anziano, nonché all’aggravarsi dei tratti depressivi (Karlamangla et al, 2002; Seplaki et al, 2006).

Ma se lo stress cronico aumenta la vulnerabilità del cervello che invecchia, altri fattori psico-sociali possono invece esercitare un’influenza positiva. L’ipotesi è che le continue modificazioni del contesto ambientale e le maggiori interazioni sociali favoriscano l’incremento dei fattori neurotrofici e aumenti la capacità di coping.

Ad esempio, uno studio di gruppo di Erickson (2011), condotto su una popolazione di anziani da 60 a 80 anni, mostra che un periodo di training aerobico migliora significativamente le prestazioni mnestiche e cognitive, e nello stesso tempo aumenta il volume della regione ippocampale anteriore in maniera linearmente correlata all’incremento dei livelli plasmatici di BDNF.

La metodologia Pneisystem costituisce il più avanzato e completo metodo in termini di antiaging e wellness.

www.pneisystem.com | www.mariacorgna.it

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