Nel 70% ≈ delle coppie che si rivolgono al personale consulto per subfertilità/infertilità si riscontrano problematiche complesse a livello del liquido seminale. Una questione che vede coinvolti PNEI e gli interferenti endocrini. – Con il termine interferenti endocrini, o perturbatori, ci si riferisce a una vasta categoria di molecole e/o miscele di sostanze che alterano la normale funzionalità ormonale dell’Apparato endocrino, causando effetti avversi sulla salute di un organismo, della sua progenie o di una popolazione o sottopopolazione dello stesso.

Le conseguenze possono causare tumori, difetti alla nascita, alterate capacità riproduttive ed altri disturbi dello sviluppo, in relazione all’Apparato colpito dai singoli interferenti. – Nel 2015, The Endocrine Society ha pubblicato una dichiarazione sugli interferenti endocrini (Endocrine-Disrupting Chemicals, EDCs) citando specificamente obesità, diabete, riproduzione femminile e maschile, tumori ormono-sensibili nella femmina, cancro della prostata, patologie tiroidee e dello sviluppo neurologico e neuroendocrino come bersagli biologici dell’individuo esposto agli EDCs. Gli interferenti endocrini appartengono a svariate categorie ed hanno una notevole diffusione tra i pesticidi, fungicidi, prodotti industriali e le plastiche.

A tale proposito il recente documento “Save the man”, pubblicato dalla Swedish Society for Nature Conservation, contiene il capitolo “Humanity in a chemical cocktail” che disegna una condizione umana circondata e contaminata dai prodotti chimici. Si stima che nel 1930 circolassero circa 1 milione di tonnellate di prodotti industriali; una quota che nelle stime della Commissione Europea ha toccato, nel 2001, il tetto dei 400 milioni di tonnellate.

Approssimativamente le sostanze dichiarate ad uso commerciale sono circa 100.000. Il complesso Sistema neuroendocrino deputato al controllo della funzione riproduttiva è riconducibile alle strutture ipotalamiche che comunicano con l’ipofisi anteriore per il rilascio di FSH e LH che, a propria volta, inducono negli organi bersaglio (gonadi) il rilascio nel circolo ematico degli ormoni steroidei (testosterone, 17 beta estradiolo e progesterone). L’organo adiposo è fondamentale per la corretta funzionalità del Sistema ipotalamo-ipofisi-gonade in quanto le adipochine prodotte dallo stesso regolano, insieme all’insulina, il funzionamento dell’Asse. Un sovraccarico tossico della matrice extracellulare (di cui l’organo adiposo è parte) ad opera di sostanze tossiche come gli interferenti endocrini può avere un impatto significativo non solo sulla funzione gonadica, ma anche su tutta la sfera endocrina maschile e femminile. Gli ormoni sessuali ricoprono un ruolo importante durante la vita fetale in quanto contribuiscono all’imprinting cerebrale necessario allo sviluppo sessuale nel corso della vita puberale ed influenzano lo sviluppo complessivo del SNC e, in particolare, dell’ipotalamo, ippocampo e corteccia.

Queste strutture controllano il metabolismo, la bilancia fame-sazietà, la memoria e le funzioni cognitive. Sperimentalmente è stato dimostrato che gli interferenti endocrini agiscono a tutti i livelli con l’Asse ipotalamo-ipofisi-gonadi, e non mancano segnalazioni sugli effetti lesivi anche a livello del Sistema Immunitario e Nervoso. Tutta la comunicazione PNEI può, in ultima analisi, essere fortemente compromessa.

Le patologie della sfera sessuale maschile frequentemente messe in correlazione con gli interferenti endocrini sono: riduzione della qualità spermatica, incremento delle neoplasie testicolari derivanti dalle linee germinali, ipospadia, criptorchidismo e riduzione dei valori di testosterone circolante. Attualmente si ritiene che il 20% ≈ della popolazione giovanile europea abbia una qualità del liquido seminale non compatibile con i criteri di normalità proposti dall’OMS, nonostante siano riscontrabili alcune differenze tra le varie nazioni. È rilevante l’incremento di tumori testicolari, con picco d’incidenza tra i 20 e i 35 anni d’età. Occorre ricordare il “caso” del Dietilstilbestrolo (DES), molecola in passato utilizzata per il (presunto) effetto efficace nella prevenzione dell’aborto nelle giovani donne. Il farmaco è stato assunto da milioni di donne. Negli anni ‘70 del secolo scorso è stata confermata l’associazione tra DES e adenocarcinoma della vagina nelle donne di età compresa tra i 15 e i 22 anni esposte al prodotto nella fase gestazionale.

Attribuire interamente l’eziologia di tali patologie all’esposizione ambientale sarebbe improprio, in quanto tutte le patologie tumorali sono multifattoriali. Sono variabili decisive – infatti – il periodo di esposizione gestazionale, il tipo di interferente endocrino, il numero di sostanze coinvolte, la quantità, la durata di esposizione e la resilienza immunitaria dell’individuo. Rimane controverso anche il livello soglia di tossicità, poiché si è rilevato che più interferenti endocrini, anche se a dosaggi singolarmente molto al di sotto del livello di guardia, generano, per meccanismi sinergici, un effetto biologico grave e scarsamente prevedibile. I dati epidemiologici confermano – comunque – gli effetti deleteri di queste sostanze sull’organismo. Uno studio effettuato su un gruppo di madri provenienti da Danimarca e Finlandia, due nazioni contrapposte per incidenza di patologie a carico degli organi del Sistema riproduttivo mediate da interferenti endocrini, rispettivamente ad alto e basso rischio, ha prodotto risultati interessanti.

L’analisi del latte materno ha evidenziato che le mamme danesi presentano una concentrazione di sostanze chimiche nettamente superiore a quella delle mamme finlandesi. Tra gli effetti biologici attraverso i quali gli interferenti endocrini interagiscono con l’organismo vi è la loro capacità di legarsi ai recettori degli estrogeni e del testosterone mimandone l’effetto, talvolta in senso inibitorio, talvolta in senso stimolatorio.

A livello cellulare l’ipotesi più accreditata è che il segnale si traduca in modificazioni epigenetiche a carico del DNA, alterandone di conseguenza l’espressione genica. Recenti acquisizioni avvalorano anche l’idea che le modificazioni epigenetiche non siano solo a carico delle cellule somatiche, ma anche a carico di quelle germinali, ipotizzando – quindi – una trasmissione ereditaria transgenerazionale.

Studi eseguiti sia su Tessuto testicolare sia su altri organi hanno dimostrato che gli interferenti endocrini possono anche alterare il controllo dello stress ossidativo, le giunzioni cellulari serrate e la trasmissione intracitoplasmatica dei segnali. La fase di maggiore vulnerabilità per l’individuo sarebbe quella gestazionale: la teoria della genesi fetale delle patologie sessuali dell’adulto acquisisce quindi un numero importante di evidenze. Nella visione PNEI agli interferenti endocrini andrebbero poi ad aggiungersi altri stimoli quali la nutrizione, i farmaci, i comportamenti e la gestione dello stress. Attraverso riviste scientifiche ad alto fattore d’impatto come Nature e Journal of Clinical Endocrinology and Metabolism, alcune Società scientifiche internazionali hanno denunciato il danno indotto dagli interferenti endocrini, auspicando la messa in atto di programmi di prevenzione per la salute pubblica. L’Unione Europea ha selezionato 564 sostanze sospettate di essere interferenti endocrini. Il 16 dicembre 2015 la Corte Generale dell’Unione Europea, in un caso sollevato dal governo svedese, ha stabilito che la Commissione Europea deve affrontare al più presto il problema dell’impatto sulla salute umana dei biocidi, le sostanze chimiche impiegate nei pesticidi, insetticidi, disinfettanti e in molti altri prodotti non alimentari come ad esempio le vernici.

Un interessante contributo alla gestione del problema potrebbe essere rappresentato dai moderni test genetici, con particolare riferimento allo studio della capacità antiossidante e disintossicante del singolo individuo allo scopo di mettere a punto i comportamenti e le strategie alimentari/terapeutiche più idonee.

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